antologia critica tit

 

tick dal Catalogo “Giuliano Belmonte”
Testo critico di Fabrizia Buzio Negri

Paesaggio come stato d’animo
01aCatturato da una sorta di malìa, Giuliano Belmonte va intessendo nel tempo immagini naturalistiche e paesaggistiche sotto la spinta di un sentire, legato all’emozione del momento.
Prediletta la tecnica dell’acquarello, significativa di un’immediatezza visiva, capace di sorprendere, di meravigliare.
Una tecnica che non ammette ripensamenti, sovrapposizioni; una realizzazione veloce che non lascia margine alla meditazione.
Henri Frédéric Amiel, nei «Frammenti» del suo diario scrive: “Paesaggio, come stato d’animo”.
È un talento di tipo impressionistico quello da cui Belmonte trae, forse inconsciamente, la mirabile attitudine a fissare rapidamente le sensazioni visive.

Ci si può facilmente richiamare anche a un Chiarismo di marca lombarda.
I toni appena accennati, i guizzi della luce, certe sfaldature cromatiche: tutto risponde a una definizione figurale, catturata dagli occhi e fermata nella memoria.

La tematica viene derivata dal dato reale, in grado di trattenere infinite valenze, al di fuori di un tempo determinato. Nell’esteriorità immediata, l’artista ricerca gli stimoli interiori in quel comporsi sottile di immagini e suggestioni.
A quel punto, le visioni si distaccano dalla realtà, nella riproposizione mediata dalla sensibilità del pittore, per sollevarsi alla poesia del vivere.
Per lui, che è nato a Besozzo e vive a Ispra, come non essere coinvolti nelle meraviglie paesaggistiche del Verbano, nella levità irreale dei vapori delle nebbie, nell’incanto dei riflessi di luce, nelle trasparenze delle armonie coloristiche?
Senza subordini intellettualistici, Belmonte ha inteso cogliere del suo mondo il canto puro, da ritrovarsi semplicemente, nell’intatta misura delle sue opere ad acquarello.
L’esigenza strutturale e la riconoscibilità dei luoghi si disciolgono nelle pennellate leggere, si rivelano nel gioco delle rispondenze cromatiche, si consumano nel respiro dolce dei passaggi tonali.
Tempera, olio, acquarello: più di ogni altra quest’ultima tecnica gli è congeniale.
L’acquarello scopertamente innesta l’immaginazione nel tessuto della realtà, interpreta i fremiti improvvisi della luce, trasfigura ogni cosa in un’atmosfera sospesa, senza tempo.
02L’arte, come felicità visiva, serena immersione nella poesia del paesaggio, inesausto sapore di cose perdute nella memoria.
Le strade nel verde, i colli lombardi, i fiori tra i vetusti casali propongono la quiete dell’anima e una meditazione su tanto insulso, frettoloso aggirarsi nel vivere d’oggi.
Ed è la luce a smaterializzare l’Eremo antico, aggrappato al «Sasso» della preghiera.
Ed è la brezza ad avvolgere gli alberi negli squarci frizzanti dei mutamenti primaverili.
L’abbandono della Natura alla neve s’accompagna all’eco dell’innocenza, nel tranquillo candore della campagna.
Appena più forti di tono, gli scorci catturati dalla terra del Sud.

Belmonte ha lavorato molto sull’espressività lirica del paesaggio in un rasserenante incontro tra il sogno e il reale. Giovane e intatto il fervore pittorico nell’acquarello, più mediato nell’interpretazione cromatica il riferimento naturalistico nell’olio.
In ogni caso, il profumo autenticamente vivo della sua pittura introduce a un Eden segreto, così lontano dall’aggressione consumistica dei nostri giorni.

 


 

tick dal “Dizionario Critico Artitalia”
Primo Quaderno ’90 a cura di Mario Monteverdi - 1990

Piacevole e delicato, Giuliano Belmonte si vale dell’olio e dell’acquarello con la medesima finezza.
Contempla la realtà esterna con occhi d’altri tempi immergendosi nell’incanto favoloso delle vecchie case, dei mulini a ruota, delle isole che paiono galleggiare sullo specchio di un lago, oppure proiettandosi nel sogno evocato da una vela senza guida. È indubbiamente un sognatore che trasforma la nostalgia in un atto di dolce rimembranza e il garbo di codesti suoi sentimenti trasfonde in un segno tenue e minuzioso, lieve ed ispirato, in tonalità morbide, incorniciate da serti vegetali che paiono tratti da stampe romantiche. Il suo mondo è, al tempo stesso, naturale e fantastico: lo ravviva e legittima una sincera vena di poesia.

dal Catalogo “Giuliano Belmonte”
Testo critico di Edoardo Gallico, professore dell’Università degli Studi di Milano

Leopardi ha scritto che quasi tutti gli uomini grandi sono modesti: perchè si paragonano
continuamente non agli altri, ma con quell’idea del perfetto che hanno dinanzi allo spirito,
infinitamente più chiara e maggiore di quella del volgo.
E spesso ho incontrato nella mia vita uomini grandi e modesti: nella scienza (ricordo quando ho incontrato a Washington Greenstein Direttore dell’Istituto di ricerche sul cancro americano, in maniche di camicia, con l’aspetto di un inserviente); nell’arte, come ho potuto osservare frequentando il sommo Maestro Salvini.

Negli ultimi tempi è stata per me una lieta sorpresa quella di scoprire il pittore Giuliano Belmonte di Ispra, di una modestia quasi patologica, ma con doti artistiche veramente acquisite; egli dimostra nei suoi dipinti di essere un accurato disegnatore, di avere un fine senso cromatico e una fantasia nella scelta dei soggetti degna di un artista di profonda sensibilità; egli merita veramente una calda accoglienza da parte dei critici e degli appassionati d’arte.

 


 

tickdal Catalogo “Giuliano Belmonte”
Testo critico di Silvio A. Ippoliti

03Un pittore che offre intensità e passione nelle sue tele, siano esse tenui nevicate prealpine, od aspre scogliere del nostro Mezzogiorno. Giuliano Belmonte apre il suo cuore sospeso tra l’idillico ed il tormentato al visitatore, recitandogli sé stesso con colori decisi e vitali, rivelandogli il suo rapporto d’amore-odio con l’arte della quale è, al contempo, padrone e schiavo.
Un rapporto che permea sin nel profondo i suoi lavori senza riguardo per la tecnica scelta: olii, acrilici, acquerelli, tempere.
Amore che ci conduce alle pastorali visioni invernali ove è lecito perdersi in assoluta tranquillità, certi come si è che il paesaggio ci è familiare, la via del ritorno nota. Odio palesato con cupe tonalità cromatiche di incisive nature morte e struggenti composizioni floreali.
Padrone nella scelta della tecnica che dimostra nell’equa ripartizione fra l’acquarello, definito « diletto », e l’olio su tela più propriamente affrontato come « impegno professionale ». Padrone nella scelta dei temi e dei periodi di attività.
Ma schiavo contemporaneamente della sua frenesia di giungere al completamento dell’opera, che un’altra, presto, deve essere iniziata e realizzata al cavalletto dopo esserlo stata nella vivace mente dell’artista.
Questa sudditanza inizio-fine ripetuta costantemente spiega la poderosa opera del Belmonte, che in pochi anni di professione ha realizzato un quantitativo tale di lavori che per i colleghi più anziani costituirebbe opera omnia.
E ne giustifica la maestria nei contrasti e nelle forme, che il saper rappresentare realisticamente la realtà delle cose è anche amato esercizio.
Questa è dunque la chiave di lettura degli improvvisi squarci d’immagine nelle tele dell’artista: un anelito alla libertà di scelta nello spazio e nel tempo, ed una fuga dalla schiavitù del « presente » per fondersi nell’amore del « prossimo » quadro.

 


 

tick dal Catalogo “Giuliano Belmonte”
Testo critico di Heinz Reylander - fisico nucleare

L’ambiente, cioè la Galleria d’Esposizione, decorato con le opere di Giuliano Belmonte, rivela al visitatore l’atmosfera del tipico, del genuino, del vero. Perché allora non esporre delle fotografie?
Semplicemente perché quest’artista dà alla sua pittura l’impronta di un passo nel passato, creando così un bassorilievo tridimensionale e retrospettivo che emana un po’ di nostalgia: così si presentava il mondo non ancora falsificato, non molto tempo fa. Il pittoresco nella pittura.
Come fa il Belmonte per negare gli impianti moderni ormai presenti in ogni prospettiva?
Non li vede o non vuole accorgersene?
Sembra piuttosto che abbia la sua sensibilità al di sopra dell’apparenza fugace.

 


 

tick dal Catalogo “Giuliano Belmonte”
Testo critico di Letizia Labanchi - poetessa

04I luoghi e i momenti evocati nella pittura di Giuliano Belmonte sono sempre trasfigurati dallo spirito dell’autore, che prima di ritrarli sulla tela li ha sentiti intensamente e intensamente vagheggiati.
Tutti da ammirare i suoi quadri, ma a me sembra che la sua intuizione artistica si esprima con più immediatezza e con più efficacia negli acquerelli.
È appunto la trasparenza di questa tecnica, magistralmente adoperata, che dà ai suoi paesaggi quella levità, quella luce irreale per cui sembra siano paesaggi di sogno.
Penso specialmente alle marine che ritraggono gli angoli più caratteristici della costa di Maratea, dove spesso un cespuglio di agave, un alberello proiettato contro un cielo luminoso e vivo, suscitano ricordi nostalgici e meditazioni profonde.

 


 

tick Testo del critico d’arte prof. Nino Miglierina (1987)

Giuliano Belmonte è riuscito a crearsi un suo mondo Fantastico che viene proponendo sulla tela e sulla carta con facilità estrema e soprattutto con tanta immediatezza e sincerità.
È nato col colore e col disegno nel sangue e non ha fatto che seguire gli impulsi.
L’artista tratta indifferentemente l’olio e l’acquerello, ma se ci fosse lecito un suggerimento, consiglieremmo a lui di curare in particolare l’acquerello.
Egli è un giovane artista che ha bisogno di esprimersi con soggetti immediati, colori tenui, frenesia di concludere, elementi che ben si accordano con l’acquerello.

 


 

tick “Giuliano Belmonte, pittore”
Testo di Manlio Del Curto - pittore
curatore attività culturali Museo del Patriziato - Indemini (Svizzera)

Un giorno d’inizio degli anni ’90 mi trovavo a Luino e casualmente visitai un’esposizione di acquerelli a Palazzo Verbania. Fu così che conobbi il pittore Giuliano Belmonte.
Per lui risultò alquanto insolito il fatto che, essendo anch’io pittore, acquistassi un suo quadro.

Diventammo amici e negli anni a venire in diverse occasioni ci siamo incontrati.
Nel 1999 divenni curatore delle attività culturali del Museo del Patriziato di Indemini.
Non tardai pertanto ad invitare Giuliano Belmonte per un’esposizione nell’ambito delle
manifestazioni «Un incontro per la gioia dell’arte ». La mostra venne inaugurata il sabato 29 luglio del 2000, rievoco con un breve riassunto quanto quel giorno dissi durante la presentazione:
In questa epoca, dove tutto ha intrapreso a progredire più rapidamente, Giuliano Belmonte ci invita attraverso il suo lavoro a osservare con sfumata serenità quanto di seducente ci offre la natura.
Scorci e angoli di vita che lentamente l’uomo sta modificando, sta dimenticando.
La sua è una dedizione quotidiana a quella bellezza radiante e poetica del paesaggio che lo circonda cogliendone in esso l’aspetto più semplice; il romanticismo. Nel raffigurare scorci di terra e di lago con il semplice rituale dei colori, egli non solo ci rivela la bellezza della realtà in cui siamo, ma la realtà che noi siamo. La sua pittura non rientra in alcun movimento di corrente, semplicemente vuole essere una pittura ricca di emozioni, di luce e di colore. Un invito il suo a non dimenticare la semplicità del cuore. Da una finestra affacciata nel tempo egli posa il suo occhio su angoli di pace trasfigurati di quiete e di mansuetudini per donarci di « riflesso » una pittura fuori dal tempo.

Mescolanze cromatiche frutto di un intenso lavoro che descrivono quel suo assentarsi in un sobborgo o in uno scorcio di villaggio, dentro a un prato fiorito o in un angolo di bruma invernale, attraverso una ripetizione figurata di quanto lo circonda. Il pittore ci svela con operosa modestia la semplicità del suo cuore e ci invita a soffermarci su quanto di bello egli scruta. Giuliano Belmonte sviluppa il suo lavoro in senso profondamente espressivo dilatando le proprie conoscenze tecniche in un processo di esecuzione artigianalmente sicuro. La sua instancabile produzione narrata sui fogli è il viaggio che l’artista ha intrapreso per offrirsi, per donarsi; giochi di luci velati di colore rivelano e nascondono nello stesso tempo il temperamento di un animo sensibile ma dal carattere forte.
Sono specchio e riflesso del suo essere artista, del suo essere uomo.
Aggiungo oggi dopo che ho avuto notizia della sua morte; “nell’acquerello c’è la presenza iniziale della creazione: l’acqua è fonte di vita, comunica la vita”. L’opera di Giuliano Belmonte è una finestra affacciata nel tempo; una bella finestra che rimarrà per sempre aperta.

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